Marcia del Colesterolo ovvero l’Elogio della Follia

 

                   Ci sono dei periodi nella vita in cui le prove da affrontare sono più dure e sembra di non farcela ad andare avanti.

Ecco per me è uno di quei periodi,  mi faccio più domande del solito e non trovo una risposta.

Quindi cerchi una sfida, magari fisica, per provare a te stesso che sei ancora vivo.

L’escursione di questa volta sembra fatta su misura per il mio stato d’animo. E forse non è un caso.

Il percorso è di quindici chilometri scarsi e prevede di andare da Allumiere alla Statale Aurelia (per intenderci dove c’è il rivenditore di formaggi Podda ) passando affianco a Cencelle.

E’ stato un vero piacere trovare all’appuntamento una trentina di persone. Abbracci e baci di buon anno e siamo tutti sul pullman.

Arrivati in piazza ad Allumiere, ci siamo presi una pausa per un caffè e per qualcuno per ammirare i presepi in chiesa.

Poi finalmente si comincia a camminare. In effetti, il bello è di cercare una strada, ma non una battuta dove tutti passano. Una non tracciata, di quelle che non portano da nessuna parte. E invece…eccolo qui, l’acquedotto Traianeo, in piedi da duemila anni o forse più.

In effetti, qualche sospetto c’è, l’ipotesi che Traiano abbia messo le mani (eccellenti mani ) su un’opera pre-esistente, come diceva l’Eschinardi nel 1700.

Troviamo delle aperture nei condotti e non possiamo fare a meno di fotografarli, lunghi per terra con la testa nel buco. Sembriamo dei pazzi, ma le immagini ci ripagano della follia. Un antico basolato imperfetto è un’altra prova della storia di questo luogo.

Fuori del sentiero che costeggia l’acquedotto, troviamo in una radura dei taglialegna del XXI secolo: ci fermiamo per qualche minuto ad ammirarli, come se fossero degli alieni e proseguiamo lungo un altro strada. Probabilmente eravamo più alieni noi.

Finalmente raggiungiamo il percorso del mirto tanto atteso: papà (Mauro Tisselli ) mentre la maggior parte raccoglie le bacche, spiega la differenza tra mortella, mirto bianco e nero, mirto femmina e mirto maschio.  Non so quanti abbiano ascoltato ..

Il mirto per altri – invece – è solo una scusa per riposare e mangiare qualcosa.

Dopo aver superato Monte Rovello, terreno di scavi che si riferiscono al periodo preistorico, ci dirigiamo verso Ripa Maiale, patria indiscussa dei freeclimbers locali, costeggiando la Macchia di Palano, meta dei raccoglitori di porcini. Guai – però – ad attraversarla senza una valida guida: sono molto di più coloro che si sono persi che i porcini raccolti!

Finalmente è l’ora della pausa pranzo, ma la ricerca della location non è semplice: occorre verificare il vento, le perdite d’acqua nel terreno, la quantità di sassi, la legna e l’ombra. Insomma un’altra mezz’ora…

Accendiamo il fuoco, soprattutto per il vin brulé che Patrizia non ha dimenticato e siccome dovevamo mantenerci leggeri, dopo le festività, escono fuori dagli zaini grappa alle prugne, biscottini ciambellette, pangiallo e cioccolata.

Intorno alle quattordici riprendiamo a camminare, la strada è ancora molta e il mare è lontano.  Ci fermiamo sotto il costone di Ripa Maiale, dove ci sono alcuni arrampicatori ed è la cornice perfetta per una foto di gruppo.

Seguiamo il sentiero verso mare, fino a raggiungere un casale poco distante da cui esce un cagnolino nero, che ci segue per un bel tratto: i nostri zaini contengono ormai solo acqua e non riusciamo a capire cosa ci trovi in noi.

Abbiamo il piacere di incrociare anche un grosso gregge di pecore, senza pastore e senza cane al seguito; com’è nostra abitudine ci facciamo da parte e le lasciamo passare.

Raggiungiamo così il ponte dell’Asco: è notevolmente più bello da lontano ma ci serve per entrare nel tracciato della vecchia ferrovia Civitavecchia – Capranica. Francamente sono tra quelli che non la vorrebbe riaprire, magari riutilizzare il percorso solo per i podisti, i ciclismi o gli escursionisti come noi, ma non certo per un treno!

Abbiamo percorso fino ad ora circa dieci chilometri, e mi accorgo con piacere che la vegetazione è cambiata varie volte: siamo passati dal sottobosco con l’agrifoglio ai cespugli di mirto, fino ad arrivare al canneto e ai cipressi.

Il sole comincia a calare e la luce si fa più calda: le foto ora vengono perfette e posso fotografare al meglio la vecchia Stazione di Mole del Mignone.

Siamo arrivati ormai al bivio con la strada dei cipressi che sbucherà sull’Aurelia, ci guardiamo alle spalle e vediamo Allumiere in lontananza; e pensare che stamattina eravamo lassù. Mancano un paio di chilometri scarsi, la fatica si comincia a far sentire, ma ne è valsa la pena. Stamattina qualcuno dei nostri ha lasciato la macchina al punto di arrivo, così possiamo andare a prendere le altre e tornare a casa.

Siamo tutti sporchi di fango e chi passa sull’Aurelia ci guarda attonito e sembra dire: “ ma da dove vengono questi pazzi ?”

Beh come diceva nel 1500 Erasmo da Rotterdam “Senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno”.Parole sagge.

                                 Claudia Tisselli

 

 

 

 

Ecco il resoconto fotografico

COLESTEROLO 2011 Foto R.Rossi

 

MARCIA DEL COLESTEROLO 2011 da Allumiere alla Statale Aurelia ( 13 km )

 

COLESTEROLO 2011 Saladini
Da Allumiere alla via Aurelia
Colesterolo 2011 foto M.Galbo

Un commento Aggiungi il tuo

  1. bob reds ha detto:

    emingway in gonnella..!!!!!!!!!!!!!

    Mi piace

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